lunedì 13 luglio 2009

Ralph Waldo Emerson: esperienze a Napoli

di Stella Cervasio, Repubblica, 13 gennaio 2004

Brutti, sporchi e cattivi i napoletani della prima metà dell' Ottocento. Il rapporto con i turisti stranieri era come possiamo immaginarlo: arrivavano in Italia a caccia di note antropologiche e d' arte. Se ne andavano sconfortati dall' accoglienza, trasognati per l' abbondanza di capolavori. Quando riuscivano a vederli. I diaristi del Grand Tour dovevano affidarsi alla buona sorte, se volevano portare a casa ricordi indimenticabili della terra sognata. Più di una disavventura toccò a Ralph Waldo Emerson, maitre-à-penser del trascendentalismo americano, che si scontrò con chiese chiuse, custodi indolenti, oltre che con i soliti borseggiatori e antenati degli attuali scippatori. Per fortuna ciò non tolse ottimismo al suo pensiero sull'individualismo democratico, che ha tra i capisaldi la fiducia nelle doti dell' uomo. Pastore delle chiesa unitaria a Boston, nel 1832 Emerson lasciò il culto e si mise in viaggio, non ancora trentenne, per l' Italia. Ecco dunque le sue note raccolte nel libro Dalla Sicilia alle Alpi, curato da Marco Sioli per l' editore di scritture di viaggio Ibis, due note-books comprati da Simpkins & Co. a Boston e riempiti uno ogni tre mesi di fittissimi appunti scritti a matita e ripassati con l' inchiostro. Figura volutamente marginalizzata, spiega il curatore, nell' America dell' Ottocento, viene recuperata soprattutto da noi per il bicentenario della nascita (1803), mentre il suo predicare il «diritto alla ribellione» non sarebbe certo ben accolto dagli Stati Uniti dell' era Bush. Il diario parla dei primi sei mesi del 1833. Un catalogo di emozioni e disillusioni. Comincia a Siracusa col lavarsi le mani nella fonte di Aretusa, ascolta l' eco dell' orecchio di Dionigi e dichiara «L' arte è nata in Europa e non attraverserà l' Oceano». La Pop Art gli darà torto. Il 12 marzo il colto americano, provvisto di note geografiche, storico-artistiche e di traduzione in inglese delle unità di misura del Regno, è a Napoli. "Decisamente è una bella città. Ma lo è semplicemente per la sua magnifica posizione e per le sue spiagge, non per lo splendore delle vie o dei palazzi pubblici", annota il 13 marzo. Il giorno dopo sale a San Martino, vede "i bei dipinti audaci di Spagnoletto". Non gli riesce però di ammirare la Deposizione sempre di Ribera "perché quella cappella era chiusa e il guardiano era andato in città". La successiva delusione è alla Tomba di Virgilio: l' atmosfera è rotta da frotte di ragazzi che gridano: "Signore, c'è un mariuolo". Alla Solfatara rifiuta il cane che i custodi gli offrono per sei carlini: lo usavano per dimostrare la presenza dei gas nelle caverne, la povera bestia perdeva i sensi ma fuori si riaveva. Al tempio di Serapide uno cerca di sfilargli dalla tasca "il fazzoletto consunto". L' amore per le rovine va a farsi benedire, "tutti stringono il portafogli con due mani, scappando via". Il giorno appresso gli mostrano la Cappella Sansevero (scrive "Cappella privata della famiglia Severini, dove si trovano le famose statue velate"). Anche al lago d' Averno, Baia, Cuma incontra "orde di ciceroni e mendicanti". Davanti alle rovine di Pompei ed Ercolano, svuotate dai reperti, si chiede se non sarebbe stato meglio lasciarle in situ. I dieci giorni napoletani terminano qui, il filosofo viaggiatore parte per Roma, dove gli appunti parlano più di magnificenze d'arte e meno della fauna cittadina. A Villa Borghese, non disturbato s' innamora finalmente beato di una Madonna di Andrea del Sarto. Ralph Waldo Emerson, Dalla Sicilia alle Alpi, Ibis, euro 9,50.

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