lunedì 13 luglio 2009

Ralph Waldo Emerson: La sacralità della transizione

La vecchiaia non dovrebbe mai insinuarsi nella mente umana. In natura ogni momento è nuovo, il passato è continuamente inghiottito e dimenticato; solo ciò che sta per arrivare è sacro. Niente è sicuro se non la vita, la transizione, lo spirito energetico. (Emerson, "Cerchi").

Ralph Waldo Emerson... a ruota libera

L'amico è la persona davanti alla quale posso pensare ad alta voce.
Che cos'è un'erbaccia? Una pianta le cui virtù non sono state ancora scoperte.
L'unico modo per avere un amico è essere un amico.



Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità.



Subito dopo il creatore di una buona frase viene, in ordine di merito, il primo che la cita.


Il talento da solo non può fare lo scrittore. Ci deve essere un uomo dietro al libro.



Nell'analizzare la storia evita di essere profondo perché spesso le cause sono proprio superficiali.
La nostra forza matura dalla debolezza.



E' una superstizione insistere su una dieta particolare. Tutto alla fine è fatto degli stessi atomi chimici.

Ho ascoltato con ammirata sottomissione una signora dichiarare che la sensazione di essere ben vestiti dà un'intima tranquillità quale non è in grado di dare la religione.
Senza entusiasmo non si è mai compiuto niente di grande.

Chi crede solo nel domani trascura le possibilità di oggi.

Tutte le cose sono meno difficili per chi le affronta con serenità.
Un amico è una persona con cui possiamo essere sinceri.



Per chi opera secondo la legge non esistono punizioni.

Voi troverete sempre qualcuno che crederà di sapere qual è il vostro dovere meglio di quanto non lo sappiate voi stessi.
La vera amicizia è fatta di fiducia, di lealtà e di indulgenza.

L'arte e un'amante gelosa.



La sola ricompensa della virtù è la virtù. Il solo modo di avere un'amico è di esserlo.
Il buon senso è raro quanto il genio.

Essere grande significa essere incompreso.


La lingua è poesia fossile.


In realtà non esiste storia, soltanto biografia.

Tutti amano un innamorato.


La biblioteca di un uomo è una specie di harem.


Una delle più belle soddisfazioni di questa vita vita è che nessuno può sinceramente cercare di aiutare un altro senza aiutare e migliorare anche se stesso.Quello che abbiamo alle spalle e quello che abbiamo davanti sono piccole cose se paragonate a ciò che abbiamo dentro.

Lettera a Ralph Waldo Emerson, di Ermanno Bartoli

Carissimo Ralph,
Scusa se ti disturbo a quest'ora, ma a furia di sentir parlare alla tivù e sui giornali di malessere e disagio giovanile m'è venuta voglia di rileggerti. E sarebbe la terza volta. Questa sera mi sono girato verso la libreria e fra romanzi e saggi, nello scomparto dei preferiti, mi ha colpito la costa colorata del tuo volume: una "cartonata rossa" targata "Boringhieri-1969", ed è stato subito riamore. Quindi ho tirato fuori e aperto il libro... "Fiducia in se stessi", "Esperienza", "Leggi spirituali", "Circoli"... Basterebbero i titoli. Ma so che dentro c'è ben altro, così come so che sei pressoché introvabile. Posso farti una preghiera che forse non dipende da te? Esci dagli scaffali della dimenticanza e torna per le strade dove c'è tanto da fare!... se te lo consentono. Sarà bello! Così ci parlerai ancora del genio che c'è in ognuno e dell'istinto del buono. In nome di tutte le "infelicità evitabili"... Ti aspetto. Ah, dimenticavo! Porta i fiammiferi; potrebbe essercene bisogno, nel caso andasse via la luce come l'ultima volta. Ricordi? Nell'attesa ti abbraccio.

Tuo Ermanno Bartoli (Reggio Emilia)

La poesia di Ralph Waldo Emerson

Come essere poeta? Come vivere e abitare poeticamente? Come vivere la poesia, ancor prima di scriverla? I tre saggi sulla poesia, l'immaginazione e l'ispirazione, contenuti in Essere poeta, con due inediti, sono una guida per il poeta, la più lontana da accademismi, pedanterie, formalismi, e la più vicina all’esistenza quotidiana.
L’autore, Ralph Waldo Emerson, è “la figura centrale nella cultura americana”, come dice oggi Harold Bloom, il più celebrato critico letterario statunitense. Emerson: classico della letteratura, filosofo dell’esistenza, poeta, scrittore dell’aria aperta, guida sapienziale del “Rinascimento americano”, profeta di un uomo oltre l’uomo. “Il poeta”, saggio ormai intramontabile, dipinge e profetizza un poeta nuovo. Walt Whitman, ascoltando la conferenza omonima, ne fu rapito. Seguono i due inediti “Poesia e immaginazione”, dove la poesia è definita “la pietà dell’intelletto”; e “Ispirazione”, un altro essenziale passepartout per la vita creativa. Sono saggi alla radice della poetica e del pensiero statunitensi, ma anche – tramite Nietzsche, loro attento lettore – alla base del pensiero contemporaneo in Europa. Leggendoli, si potranno ricordare ora le Lettere a un giovane poeta di Rilke, ora i saggi su poesia, linguaggio e pensiero di Heidegger.

Ralph Waldo Emerson: esperienze a Napoli

di Stella Cervasio, Repubblica, 13 gennaio 2004

Brutti, sporchi e cattivi i napoletani della prima metà dell' Ottocento. Il rapporto con i turisti stranieri era come possiamo immaginarlo: arrivavano in Italia a caccia di note antropologiche e d' arte. Se ne andavano sconfortati dall' accoglienza, trasognati per l' abbondanza di capolavori. Quando riuscivano a vederli. I diaristi del Grand Tour dovevano affidarsi alla buona sorte, se volevano portare a casa ricordi indimenticabili della terra sognata. Più di una disavventura toccò a Ralph Waldo Emerson, maitre-à-penser del trascendentalismo americano, che si scontrò con chiese chiuse, custodi indolenti, oltre che con i soliti borseggiatori e antenati degli attuali scippatori. Per fortuna ciò non tolse ottimismo al suo pensiero sull'individualismo democratico, che ha tra i capisaldi la fiducia nelle doti dell' uomo. Pastore delle chiesa unitaria a Boston, nel 1832 Emerson lasciò il culto e si mise in viaggio, non ancora trentenne, per l' Italia. Ecco dunque le sue note raccolte nel libro Dalla Sicilia alle Alpi, curato da Marco Sioli per l' editore di scritture di viaggio Ibis, due note-books comprati da Simpkins & Co. a Boston e riempiti uno ogni tre mesi di fittissimi appunti scritti a matita e ripassati con l' inchiostro. Figura volutamente marginalizzata, spiega il curatore, nell' America dell' Ottocento, viene recuperata soprattutto da noi per il bicentenario della nascita (1803), mentre il suo predicare il «diritto alla ribellione» non sarebbe certo ben accolto dagli Stati Uniti dell' era Bush. Il diario parla dei primi sei mesi del 1833. Un catalogo di emozioni e disillusioni. Comincia a Siracusa col lavarsi le mani nella fonte di Aretusa, ascolta l' eco dell' orecchio di Dionigi e dichiara «L' arte è nata in Europa e non attraverserà l' Oceano». La Pop Art gli darà torto. Il 12 marzo il colto americano, provvisto di note geografiche, storico-artistiche e di traduzione in inglese delle unità di misura del Regno, è a Napoli. "Decisamente è una bella città. Ma lo è semplicemente per la sua magnifica posizione e per le sue spiagge, non per lo splendore delle vie o dei palazzi pubblici", annota il 13 marzo. Il giorno dopo sale a San Martino, vede "i bei dipinti audaci di Spagnoletto". Non gli riesce però di ammirare la Deposizione sempre di Ribera "perché quella cappella era chiusa e il guardiano era andato in città". La successiva delusione è alla Tomba di Virgilio: l' atmosfera è rotta da frotte di ragazzi che gridano: "Signore, c'è un mariuolo". Alla Solfatara rifiuta il cane che i custodi gli offrono per sei carlini: lo usavano per dimostrare la presenza dei gas nelle caverne, la povera bestia perdeva i sensi ma fuori si riaveva. Al tempio di Serapide uno cerca di sfilargli dalla tasca "il fazzoletto consunto". L' amore per le rovine va a farsi benedire, "tutti stringono il portafogli con due mani, scappando via". Il giorno appresso gli mostrano la Cappella Sansevero (scrive "Cappella privata della famiglia Severini, dove si trovano le famose statue velate"). Anche al lago d' Averno, Baia, Cuma incontra "orde di ciceroni e mendicanti". Davanti alle rovine di Pompei ed Ercolano, svuotate dai reperti, si chiede se non sarebbe stato meglio lasciarle in situ. I dieci giorni napoletani terminano qui, il filosofo viaggiatore parte per Roma, dove gli appunti parlano più di magnificenze d'arte e meno della fauna cittadina. A Villa Borghese, non disturbato s' innamora finalmente beato di una Madonna di Andrea del Sarto. Ralph Waldo Emerson, Dalla Sicilia alle Alpi, Ibis, euro 9,50.

Ralph Waldo Emerson, l’occhio del poeta cambia l’etica civile

di Roberto Mussapi, “Avvenire”, 29 giugno 2008
Escono due libri che raccolgono i saggi del grande autore americano: uno sguardo sulla realtà che diventa giudizio sul proprio tempo e «pensiero politico»

Voleva scrivere un libro «che appare nel mondo solo a lunghi intervalli, o­gni due o tre secoli, forse, e che presto o tardi diviene oggetto del­la considerazione di tutti». L’in­duismo e la tragedia greca, gli e­lisabettiani, Shakespeare e Cer­vantes, i presocratici e gli storici greci e latini, i poeti supremi, Dante e Omero, gli aforistici, Ba­cone e Montaigne: in loro cercò sempre l’identico attraverso il di­verso e l’irrepetibile. Nato a Boston nel 1803, morto nel 1882, Ralph Waldo Emerson, saggista, poeta, scrittore, confe­renziere, è uno dei grandi fonda­tori della letteratura e del pen­siero americani. Tra il 1850 e il 55 uscivano i capolavori di Melville, Thoreu, Whitman, Hawthorne, e i saggi principali di Emerson che animano quel 'Rinascimento a­mericano' che fonda con capo­lavori memorabili una nuova let­teratura, destinata a una vita straordinaria. Non solo la poesia di Whitman e il clima di quel ri­nascimento, ma una delle più vi­tali tradizioni letterarie america­ne discende da Emerson, il qua­le, traducendo sulla pagina il mi­glior repertorio elle proprie con­ferenze, inventa una saggistica pregnante e vitale quanto la vo­ce stessa, in una prosa fluviale, onnicomprensiva e illuminante che affascinerà Nietzsche e Bor­ges. L’aggettivo 'trascendentale' co­niato da Emerson indica la pa­rola capace di cogliere la natura simbolica della cosa, in tal modo riunificandola ulteriormente al­l’anima di cui la cosa è simbolo. Splendida la metafora della vita come «un cerchio il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo» che pare desunta dall’osservazione del miracolo­so crearsi e svanire della forma quando si lancia un sasso in un’acqua ferma. In tale prospettiva, i suoi saggi su Immaginazione, su Intelletto, Storia, Amicizia, Amore, e sulle grandi realtà animiche della vita, vede il dominio del primo saggio citato accanto a quelli sul Poeta, e, appunto, quello intitolato 'Cerchi'. Circolarità, natura co­me manifestazione dell’anima u­niversale, le due polarità che reg­gono il mondo, di cui l’interpre­te eletto è il poeta. Non necessa­riamente o meglio non esclusi­vamente il grande poeta, ma l’uomo che osserva la realtà dal punto di vista della poesia. Ciò che egli fece. Il suo pensiero, fon­damentale nella cultura ameri­cana, e apprezzato da grandi au­tori di altre nazioni, non si è mi­nimante affermato nel nostro paese. Ora escono a breve distanza (può essere indizio positivo) due rac­colte di saggi del grande ameri­cano, Essere poeta, a cura di Be­niamino Soressi (Moretti e Vita­li), e Società e solitudine, a cura di Nadia Urbinati (Diabasis-La gi­nestra). Come indicano piutto­sto chiaramente i titoli si tratta di due raccolte differenti: la prima incentrata su Emerson in rela­zione alla poesia e alla centralità che questa occupa nell’intero spettro del reale. La secondo im­perniata sugli aspetti filosofici e filosofico politici del pensiero e­mersoniano in relazione al suo tempo e agli sviluppi futuri. Si tratta di due lavori precisi, o­gnuno dei quali tende però a i­solare un aspetto dell’opera di un autore la cui caratteristica è la coesistenza di tutte le parti in un un’unità mobile e fluttuante. Ma due segnali importanti per col­mare una grave lacuna, risco­prendo un pensatore fonda­mentale e quanto mai necessa­rio in un tempo disanimato co­me il nostro.

Ralph Waldo Emerson:
ESSERE POETA Moretti e Vitali Pagine 112. Euro 16,00
SOCIETÀ E SOLITUDINE Diabasis-La ginestra Pagine 138. Euro 10,00

"Conduct of Life"

IL FOGLIO, 25 marzo 2009

Secondo Harold Bloom, "il genio di Emerson continua a essere il genio dell'America: questo filosofo gettò le basi della Religione Americana, la fede nel e del sé americano". Pastore della Chiesa Unitariana, figlio e nipote di pastori, Ralph Waldo Emerson butta nel 1832 la tonaca alle ortiche, perché ormai la presenza reale di Cristo nell'eucaristia gli è diventata un fatto impossibile da credere. Da allora e fino alla fine degli anni Sessanta del secolo - morirà poi nel 1882, dopo che la salute declinante lo aveva da tempo costi-etto a interrompere l'attività - si guadagnerà da vivere come conferenziere. Per oltre sette lustri le sue "lectures" saranno richiestissime e ascoltatissime da un capo all'altro del paese; anche nelle università, ma per lo più nei cosiddetti "Lyceum", sorta di circoli culturali popolari, frequentati da gente comune, soprattutto persone in ascesa che la sera, dopo una dura giornata di lavoro, cercano di farsi un po' di quella cultura che le crude necessità della vita avevano loro negato in gioventù. E nelle parole dell'ex pastore il tìpico self-made mau degli Sfati Uniti trova riflesso e come nobilitato quel culto dell'io, dell'iniziativa, del rischio personale che costituisce la stoffa delle sue giornate, insieme alla ruvida certezza che compiere seriamente il proprio lavoro è il modo migliore di rendere gloria all'Altissimo, con qualunque nome Egli sia venerato. Nel 1860 i temi principali di quelle lezioni vengono infine raccolti da Emerson in "The conduct of life", il libro che della Religione Americana era destinato a diventare - sempre secondo il giudizio di Bloom - il maggior testo sacro. Nei nove capitoli che compongono l'opera - Fato, Ricchezza, Potenza, Cultura, Contegno, Venerazione, Riflessioni lungo il cammino, Bellezza, Illusioni - il teologo-filosofo-poeta riformula infatti temi antichi e recenti della tradizione occidentale nella sensibilità della giovane nazione, offrendole una concezione del mondo in cui la maggioranza degli americani potrà rispecchiarsi, secondo una prospettiva che aveva delineato già nel 1837: "Il nostro giorno di dipendenza, il nostro lungo apprendistato per rapporto al sapere dì altre terre volge verso il termine". All'inizio sta il Fato, il potere dell'universo che detta le regole del gioco; un Destino che non ha nulla però della divinità capricciosa, ma riveste piuttosto i panni della Natura. dell'ereditarietà biologica e culturale che pone le condizioni di base, a cui nessuno può sottrarsi. Ma "una parte del Fato è la libertà dell'uomo. Nell'anima continuamente scaturisce l'impulso a scegliere e agire. L'intelletto annulla il Fato: fintanto che pensa l'uomo è libero". E' libero, e agisce, dispiega la sua Potenza - "non certo vestita di raso: è la potenza della legge di Lynch, di soldati e di pirati" - e sottomette il mondo: "Legno, calce, materiali, frutti, gomma, erano sparsi sulla terra e nel mare, ma invano. Ora sono qui, a disposizione del lavoro quotidiano di ogni uomo, nella misura che lui vuole". "L'uomo è fatto per esser ricco", e il lato buono del socialismo sta nel ricordale che quest'aspirazione è di tutti. "E il fine della Cultura non è quello di distruggere questo fatto, Dio ce ne guardi! Ma quello di portare via ogni impedimento e ogni mescolanza e lasciare nient'altro che la pura potenza". Il Contegno è la maniera più adeguata di compiere un'azione, "la religione o Venerazione l'atteggiamento di coloro che vedono che la natura delle cose opera sempre in vista del vero e del giusto", la Bellezza la via che guida verso questa comprensione delle cose, l'Illusione l'immagine che eccita la fantasia del giovane a grandi imprese ma che acceca l'adulto che non uè scorga l'inganno. Difficilmente si potrebbe rivestire il Sogno Americano di parole più suadenti.


Su questi temi si vedano anche:

Società e solitudine in Ralph Waldo Emerson

Emerson, Società e solitudine, Reggio Emilia, Diabasis, 2008, pp. 136.
di Anna Cavicchi, Notiziario 648, Anno 2008

I testi di Emerson sono sempre attraversati da una tensione ineludibile tra la fiducia in se stessi (con il bisogno di isolamento avvertito dall'individuo) e le istanze sociali che, soprattutto nel moderno, definiscono l'individuo a partire dalla relazione con l'alterità. Questa tensione si dispiega anche in Società e solitudine (il primo dei saggi qui raccolti, che conferisce il titolo al volume), in Vita e letteratura nel New England e in ognuno degli Essays - Amicizia, Doni, La superanima, Carattere - pubblicati a Boston negli anni Quaranta dell'Ottocento, qui tradotti per la prima volta a cura di Nadia Urbinati. Nonostante lo spirito moderno sia dalla parte dell'individualità, Emerson mostra benevolenza verso i progetti che guardano in direzione della socialità, mettendo però in guardia da eccessi comunitari: l'uomo di «carattere» mira infatti all'autosufficienza, ma su questo fondamento si apre la possibilità di una proficua interazione sociale. Lo sfondo metafisico su cui Emerson inserisce la sua interpretazione del rapporto tra individuo e società è l'idea neoplatonica di una «superanima» in cui l'essere particolare di ogni uomo è contenuto e reso tutt'uno con gli altri.Questa concezione metafisica emersoniana caratterizza anche la sua interpretazione della Rivoluzione americana e degli Stati Uniti: il Nuovo Mondo, a differenza del Vecchio continente, non ha conosciuto l'ordine politico monarchico ma si è costituito in ordine politico come una confederazione repubblicana. Si è trattato dunque di un'unione basata su di una «cooperazione involontaria» o, per dirla con Kant, su di una insocievole socievolezza, non dettata dalla ragione ma da un'anima naturale che nell'agire eccede la portata del singolo: «un giorno vedremo che l'energia più privata è l'energia più pubblica».Questo agire che eccede la portata del singolo si dispiega nell'ombra, come quello che, secondo Emerson, avveniva con il platonico anello di Gige nel momento in cui conferiva il potere dell'invisibilità velando le reali nonché cattive intenzioni degli uomini, altrimenti mascherate nella vita collettiva poiché visibili e suscettibili del giudizio altrui. Emerson riconduce perciò la riflessione sull'azione del singolo in rapporto alla collettività e ne valuta in profondità le ragioni, le relazioni, i doni reciproci, le finalità e il carattere come se l'individuo indossasse l'anello. Dal momento che «la Natura si compiace di porci a metà fra due estremi», Emerson propone una soluzione che concerne l'attitudine dell'individuo a disporsi «sulla diagonale», ossia di stare a metà tra la solitudine e la società.